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martedì 3 gennaio 2017

Cartolina da Falconara: prima frontiera del sud del mondo

















Vi siete mai chiesti perché mai esiste il “sud” del mondo? Perché in certi territori si è affermata più che altrove la povertà e la perdita di ogni speranza di un futuro migliore?
In certi paesi, come ad esempio in molte contrade d’Africa, un bel giorno  i capi delle popolazioni locali videro arrivare strani forestieri dalla pelle chiara, evidentemente ricchi in denaro, mezzi e conoscenze. In altri termini erano stranieri “potenti”.
Quei capi, che potremmo considerare come politici locali, furono affascinati da quella potenza e vollero avvicinarsi al mondo da cui proveniva. Per farlo decisero di vendere il proprio, che ai loro occhi non valeva più niente.
Iniziarono a vendere la terra, e poi gli animali e le foreste, e poi le rocce e le acque. Arrivò il turno della gente, acquistata come schiavi dai forestieri dalla pelle chiara.
Così la gente di quelle parti dell’Africa, perse le terre e le risorse, fu privata della stessa dignità umana dai loro governanti. Così avvenne che smise di credere al futuro.
Oggi i figli di quei governanti continuano nell’opera dei loro genitori. Nelle tv d’Africa proclamano la volontà di rinnovare il paese, di renderlo, come diceva qualcuno dalle nostre parti un tempo, “più bello di prima”, mentre nella realtà lo distruggeva tra le fiamme.
Perché ricordo queste cose?  Perché quella stessa disperazione, quello scoramento ha pervaso anche la mia gente che, per la relatività propria dei limiti geografici, si sente -  senza ammetterlo - già “sud” nel mondo.
Perché anche qui, come in altre parti del mondo vedo i politici locali affascinati dai forestieri di turno che, indipendentemente dal colore della pelle, sono sempre quelli ricchi, quelli coi capitali, quelli potenti.
Ed a questi, i nostri capi vendono la terra, vendono le risorse, vendono la salute stessa dei cittadini della quale non si interessano più.
Leggendo le relazioni attorno alle verifiche dell’inquinamento nel sottosuolo nelle zone interne o limitrofe al sito inquinato di interesse nazionale di Falconara, risuona assordante il silenzio dell’Amministazione comunale quando la questione tocca situazioni già di interesse altrui, già svendute, come la Montedison o il by-pass ferroviario. Di fronte ai tentativi di minimizzare il problema dei soggetti interessati, come RFI o API, sono altri semmai a cercare di tutelare la salute dei falconaresi: il ministero dell’ambiente, l’ARPAM, non il Comune di Falconara.
Accade così anche in quei paesi dell’Africa. Sono associazioni non governative estere, l’UNICEF, l’ONU, Greenpeace a difendere la terra, le foreste e le genti, non i governi locali.
Là i governi si limitano a vendere e fare profitto su ciò che di fatto non gli appartiene, ma che in virtù del “potere” acquisito considerano come cosa loro.
Vendono le terre agricole ai cinesi e le miniere agli americani e le foreste e i giacimenti di petrolio ai paesi d’Europa. Ottengono soldi che, in minima parte, usano per organizzare eventi o per "abbellire" un lungomare con l'ennesimo monumento kitsch.
A Falconara accade la stessa cosa. Si vende la città al miglior offerente: un megacentro commerciale alla Montedison! - E i nostri commercianti come reggeranno la concorrenza?- Non importa. - E chi sono gli investitori? Come eseguiranno la bonifica? -  Non importa. - Ma abbiamo bisogno davvero di un altro centro commerciale? -  Non importa.
E così accade con il Mc Donald, con il nuovo “centro del commiato”, con il by-pass ferroviario, con la voce che circola in giro da un pò di tempo secondo la quale si intenderebbe portare il CAF e il traffico dei camion nell’area ex Bilancioni, alle porte di Castelferretti.
Falconara si svende al miglior offerente. E col ricavato, in minima parte, non si affrontano certo i problemi veri come gli svernamenti a mare, l’inquinamento dell’aria, o lo stress sociale, ma si fanno eventi, maquillage e si promette un centro città “più bello di prima” ben sapendo che si tratta di favole da dare alla gente in vista delle prossime elezioni, perché il destino è già segnato e il futuro non va oltre la prossima neve artificiale.
Ma la gente non ci crede più. Finge di farlo. Si sente costretta a farlo, ma con la mente è già altrove.
Come gli africani fuggono dalla loro terra, traditi dai loro capi, così i giovani falconaresi sene vanno perché qui non c’è più futuro.

Accade che gli africani e i falconaresi, nelle loro diaspore, si incontrino. I Falconaresi ne sono dapprima infastiditi. Non si sentono ancora "gente del sud". Gli africani sono più saggi e  più fatalisti. Sanno ormai come va il mondo e cosa vuol dire essere migranti dalle terre senza domani. Ma prima o poi i giovani africani e i giovani falconaresi si parleranno e avranno nostalgia della loro terra e del loro futuro. Allora per i politici che si vendono ciò che non gli appartiene sarà l’inizio della fine.

l'immagine è la copia di un bellissimo studio del Podesti conservato presso la Pinaciteca di Ancona

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