mercoledì 14 maggio 2008

REGIME

Quando un’opposizione, invece di fare opposizione, tiene un atteggiamento conciliante con l’azione di governo o per debolezza o per interesse a partecipare nella gestione del potere, il rischio è che nessuno reagisca quando vengono negati i diritti più elementari della democrazia.
Il risultato è l’instaurazione di un “regime”.

Il “caso Travaglio” non è affatto un caso. L’aggressione verbale di Sgarbi ad Annozero, fatta di insulti e volgarità, puntava già su Travaglio non tanto per le cose che dice, ma per ciò che è Travaglio: un giornalista che cerca e divulga liberamente fatti e circostanze. Un giornalista che fa bene il suo mestiere.
Nessuno si è indignato per il delirante ed offensivo atteggiamento di Sgarbi. Nessuno ha posto il problema di quale cattivo esempio di confronto civile abbia dato agli spettatori ed alle nuove generazioni in particolare.
Ma quando Travaglio, in un’altra trasmissione ha esposto “fatti” esprimendo un suo libero giudizio Schifani si è stracciato le vesti dichiarando che “in televisione non si possono dire queste cose”, e la Finocchiaro, a nome del PD, le ha fatto prontamente l’eco.
Chi stabilisce, in democrazia, cosa si può dire e cosa non si può dire?
Non si è mai sentito, in democrazia, che chi detiene il potere neghi a chicchessia di dire certe cose.
La libertà di parola è un valore Sacro della democrazia, così come è sacro il diritto di una persona accusata di replicare e difendersi anche legalmente contro quelle che ritiene accuse infondate o deliberate menzogne.

La solenne bacchettata data a Travaglio dall'intero apparato politico-istituzionale è un fatto grave ed inquietante di fronte al quale chi ha a cuore la democrazia non può non reagire.
Come se non bastasse, arriva poi il CSM a dichiarare la ”incompatibilità ambientale” di Valentina Forleo, con tanto di espulsione da Milano. La colpa, in questo caso, è di avere rivelato questioni attinenti alle indagini alla televisione. Ma se in tv si assiste quotidianamente ad un continuo di “rivelazioni” con tanto di filmati e registrazioni di intercettazioni telefoniche! Ma in questo caso la differenza è data dalle persone coinvolte nelle indagini. Persone che non vanno nominate. Strutture ed apparati intoccabili, fuori dalle leggi che valgono per i comuni mortali.

Di Pietro, l'unico che ha osato difendere il diritto di parola di Travaglio è stato poi ripetutamente fischiato in parlamento da esponenti del partito di governo. Stessa sorte era toccata a un personaggio di ben altro spessore: Giacomo Matteotti.
Mancano ancora gli aspetti truci di un regime. Mancano i pestaggi, i gulag, manca il confino e l’oscuramento dei canali di informazione libera. Ma l’atteggiamento politico è già quello proprio di un regime che difende se stesso a danno dei valori civili.
Travaglio e la Forleo sono messi all’indice dalla Santa Inquisizione, e i mass media gridano in coro eccitando il popolo bue: al rogo, al rogo!