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spazio libero di chi vuole un futuro migliore per la nostra città

giovedì 1 novembre 2012

L'urbanistica non si fa con gli slogan

L'urbanistica - o come dovrebbe tornare a chiamarsi - l'architettura del territorio, è una disciplina seria che richiede studio, esperienza, applicazione, discussione e selezione dei risultati. Esattamente il contrario degli slogan, delle mode e dei modelli.
La crisi dell'urbanistica moderna ha inizio con l'affermarsi delle "tendenze", come l'urbanistica negoziata, l'urbanistica perequata e, da ultimo, l'urbanistica sostenibile.
La moda della stagione autunno-inverno 2012 è nello slogan "stop al consumo di suolo",
Fermare il consumo di suolo è in sostanza una prospettiva che potremmo definire "lapalissiana". E' scontato che, con un enorme surplus di costruzioni rispetto alle reali esigenze, di fronte ad una crisi spaventosa che colpisce l'ediliza, il voler urbanizzare altro territorio sia da considerare sintomo di grave demenza. E di fatti non mi sembra che, a parte qualche amministratore poco salato, ci sia oggi tutta questa corsa alla speculazione ediliza come nei decenni passati.

Chi si scopre oggi fautore della limitazione del consumo di suolo, quando la risorsa suolo cominicia a scarseggiare, non dimostra affatto di aver capito davvero il senso di quel limite. Spesso queste persone sono le stesse che fino a pochi anni fa, quando ancora il suolo era disponibile, quando ponevo il problema di contenere la forma urbana alzavano le spalle o si mettevano a ridere (adducendo i motivi dettati dalle tendenze urbanistiche del momento) . Così diffido fortemente di chi affronta l'urbanistica per slogan.

Sento oggi nei programmi elettorali per le prossime elezioni parlare ancora di urbanistica per slogan, e mi viene la pelle d'oca: "basta cementificare ancora, dobbiamo pensare a ristrtturare l'esistente".
Detta così questa affermazione serve solo a confortare alcuni e a far incazzare altri, fomentando divisioni. Salvo poi accorgersi che la banalità e genericità della proposta (che non è una proposta) rischia di avere come effetto quello di una ancora maggiore stagnazione del mercato edilizio aprendo le porte a chi, in nome dell'economia e del lavoro, aggredirà ancora il territorio per ricavarne profitto.

Quello slogan è fuorviante e irresponsabile, specie nel caso di Falconara, per una serie di motivi:

1)
Il mercato edilizio è in grave crisi. Nel settore edilizio lavorano migliaia di persone, sostenendo migliaia di famiglie. Se l'edilizia si ferma, si ferma l'intera economia locale. Quando quindi si parla di "ristrutturare" l'esistente, a partire dalle aree degradate, bisogna anche essere in grado di definire:  
a  -   chi deve intervenire
b  -   per realizzare che cosa
c  -   come possiamo fare in modo che le ristrutturazioni "stiano nel mercato", contenendo quindi i costi
d  -  quali strumenti mettiamo in campo per garantire una programmazione che abbia tempi certi
e  -  quali strumenti mettiamo in campo per garantire la qualità e le ricadute positive per la città
f   -  in che modo i diversi interventi stanno insieme in un piano di riqualificazione dell'intera città
          
Se questi punti essenziali non vengono declinati, proporre la ristrutturazione anzichè il consumo di suolo è come dire che è meglio stare in buona salute che essere malati. Questo non cura il malato nè evita che il malato torni a prendere le solite medicine!

2)
Falconara è una città densa, dequalificata, inquinata. Non è certo l'immagine della città "sostenibile" da prendere ad esempio come luogo da abitare.
Se volgiamo davvero migliorare questa città sentiamo l'esigenza di operazioni di diradamento, di apertura di spazi, di riduzione della densità edilizia in certe zone.
Per fare questo occorre delocalizzare.  Si può farlo in aree già urbanizzate o in zone oggi libere, è da valutare a seconda delle condizioni, ma dire che non si può ripensare la forma urbana equivale a dire che la città deve rimanere sostanzialemte così com'è oggi. Significa tutelare una città dequalificata.
Sappiamo bene che ristruttrare l'esistente comporta, nella quasi totalità dei casi, un incremento delle volumetrie per poter rendere l'operazione fattibile. Se non possiamo spostare altrove queste nuove volumetrie dovremmo quindi assistere ad una nuova ulteriore densificazione del centro urbano?
L'idea di ribaltare il sistema di accesso alla città , da via Flaminia alla variante alla SS 16, anche per drenare la pressione del traffico sulla fascia litoranea e ridurre il carico di polveri sottili, quando la proposi più di un anno fa è sembrata a tutti essere una soluzione intelligente e nuova.
Ma questa soluzione comporterà inevitabilmente consumo di suolo. E se poi volessimo associare a questa azione di risanamento anche a delocalizzazione delle case comprese tra la ferrovia e via flaminia, aprendo la città al mare, probabilmente avremo necessità di nuove aree in cui insediare quei volumi.
Queste soluzioni non rispettano affatto lo slogan "stop al consumo di suolo" ma sono le soluzioni senza le quali Falconara non potrà mai migliorare.

Così intendo sottolineare che dietro alla banalizzazione delle questioni, al populismo spicciolo, si celano insidie pericolose. Le questioni complesse non possono essere ridotte a slogan di due righe per poterle inserire in un volantino elettorale!

Se vogliamo parlare di ristrutturare Falconara, anzichè espanderla, questa volontà non deve derivare dall'applicazione di una frase fatta, ma soltanto dalla consapevolezza che questo è ciò che serve oggi alla realtà di Falconara.
Se questo è davvero ciò di cui Falconara ha bisogno, ed io sono da sempre (non solo oggi) convinto che sia così, allora dobbiamo esplicitare questa volontà in progetti, scenari, valutazioni di fattibilità, strumenti attuativi e programmi.

Per pensare alla ristrutturazione di Falconara occorre a mio avviso tenere presenti alcune considerazioni di base:

  1. L'entità ed il valore storico-architettonico delle aree degradate o inutilizzate di Falconara sono elevatissimi. La distribuzione delle situazioni da recuperare è articolata e diffusa, specie nella parte nord e verso Castelferretti, interessando pressochè tutti i quartieri della città. L'insieme delle operazioni da definire, se ben integrate, può davvero inquadrare un processo di rivitalizzazione della città.
  2. occorre definire per ogni area un'idea di progetto, nel quadro di un progetto integrato esteso all'intero territorio comunale e oltre. Occorre credere in quell'idea con tenacia e incisività fino a vederla realizzata. Si deve evitare in ogni modo l'atteggiamento usato da tutte le amministrazioni falconaresi in cui, a fronte della mancanza di idee fissate dalla pubblica amministrazione, le uniche proposte sono quelle avanzate e spinte dai portatori di interessi privati i quali, come dice il nome, sempre antepongono quelli all'interesse pubblico.
  3. L'iniziativa, l'idea e il contenuto dei progetti deve essere pubblica, ma i soldi per realizzare gli interventi devono necessariamente venire dai privati. Non è scritto da nessuna parte che debba essere chi ci mette i soldi a decidere il da farsi. Esistono strumenti alternativi che offrono ai privati l'opportunità di partecipare, da imprenditori e non da speculatori immobiliari, a progetti nati per iniziativa pubblica. Sono strumenti usati diffusamente in Europa, meno in Italia, come le Società di Trasformazione Urbana. Questi strumenti necessitano soltanto di un grande lavoro di preparazione, redatto con competenza e professionalità specie nella definizione della fattibilità economica. Ciò implica una revisione del modo di lavorare all'interno della pubblica amministrazione, ben diverso dall'attuale approccio burocratico-impiegatizio.
Esamineremo, in questo blog, tutte le principali aree dismesse di Falconara, orte a quella della ex caserma Saracini di cui abbiamo già parlato, tenendo sullo sfondo - uno sfondo essenziale alla rappresentazione - l'azzeramento delle scellerate idee calate su Falconara negli ultimi anni, dalla Quadrilatero, al by-pass ferroviario, agli spettri di nuove megacentrali a turbogas, al rigassificatore, al megaporto turistico e relativo "borgo marinaro".  Queste cose scellerate vanno collocate solo nell'indifferenziata, dato che non sono per niente riciclabili.




8 Commenti:

Alle 1 novembre 2012 alle ore 14:29 , Anonymous Anonimo ha detto...

Ok. Alcune domande : 1) come delocalizzare strutture ad uso abitativo privato (es. Villette stile Liberty della Flaminia od altra tipologia? 2) perche' la ristrutturazione dell'esistente comporta necessariamente l'aumento delle volumetrie? 3)Ha quindi ragione Brandoni ad edificare ad es. In via Friuli o al di la' di Falconara Alta nei nuovi lotti? Persegue non proprio lo stesso progetto ma seppur in maniera diversa la stessa idea di progetto di Falconara? Ciao Paolo

 
Alle 1 novembre 2012 alle ore 18:35 , Anonymous Anonimo ha detto...

Sul fatto dello slogan penso di avere una interpretazione abbastanza precisa ma non te la dico perche' non voglio essere accusato di presunzione ed anche perche' temo di avere delle responsabilita' . Tuttavia credo soprattutto nei lati positivi della cosa. Paolo

 
Alle 1 novembre 2012 alle ore 20:37 , Anonymous Anonimo ha detto...

Paolo, vengo alle tue domande perchè precise e pertinenti.
1) per la delocalizzazione di abitazioni esistenti ovviamente non mi riferivo alle villette in stile liberty (ci mancherebbe altro!!) ma alle case comprese tra ferrovia e strada che hanno, proprio per questa posizione, condizioni abitative a dir poco scadenti e non presentano particolari pregi architettonici. Per farlo occorre pensare ad un programma (complesso) di trasferimento delle volumetrie in altro luogo, considerando che l'operazione deve mantenersi da se e quindi i costi della demolizione e ricostruzione devono essere coperti da maggiori entrate derivanti dalla nuova localizzazione. Questo significa che se spostiamo 100 mq dobbiamo prevedere altrove 200 mq (banalizzo per far capire)in modo da restituire il valore originario al prorietario, coprire i costi di demolizione e ricostruzione, coprire i costi del terreno si cui si va a edificare (o del proprietario ospitante coinvolto magari già in possesso edifici da riattivare). Lo stesso ragionamento (tenendo conto della maggiore complessità di delocalizzare) vale in tutte le ristruttrazioni, e vengo così a rispondere al punto 2). Salvo il caso che si possa tramutare un volume ad uso produttivo inutilizzabile in residenze (in cui il maggior valore del nuovo uso forse consente la fattibilità senza incrementi di volume) nella maggior parte dei casi ristrutturare (per ristrutturazione intendo qui interventi pesanti sull'esistente) comporta dei costi aggiuntivi di norma pari a quelli di una nuova costruzione di pari volume. Costi che solitamente vengono coperti con un "premio" in volumetria edificabile. In caso contrario l'operazione non è fattibile e la ristrutturazione rimane, appunto, un bel proposito destinato a restare tale.
3) detto questo, avendo affermato anche che è appunto folle pensare di densificare ancora la parte urbana di Falconara, è evidente che sono contrarissimo al progetto che prevede di edificare in via Friuli, così come a quello di ipotizzare nuove "lottizzazioni" sotto villa Terni e dietro via Pergoli. Queste "operazioni" non rispondono ad alcuna vera esigenza in essere a Falconara nè fanno parte di un progetto di risanamento più ampio. Sono solo "marchette", risposte a promesse fatte a qualcuno, mascherate con la scusa degli introiti per le casse comunali.
Le lottizzazioni non servono, sono il sinonimo della speculazione edilizia. Servono però progetti complessivi di riqualificazione per i quali non possiamo imporci dei tabù. Io prediligo valutare complessivamente i buoni progetti urbani, considerando certo l'occupazione di nuovo suolo come un punto di giudizio negativo, non verificare se i progetti rispondono a dei miei pre-giudizi (buoni o cattivi che siano). Questo modo di fare lo lascio ai burocrati e a chi preferisce mettere da parte occhi e cervello...

Carlo

 
Alle 1 novembre 2012 alle ore 23:11 , Anonymous MATTEO ASTO ha detto...

Ciao Carlo, eh già...è da qualche mese che molti "scienziati" falconaresi stanno inflazionado l'uso delle parole "consumo di suolo" ma come hai ben evidenziato quando non uno non sa bene cosa fare la cosa più saggia è stare fermo, e quindi voilà ecco l'invenzione dello slogan..... sono già un paio d'anni che sto analizzando le volumetrie esistenti tra la flaminia e la ferrovia specialmente la stessa a sud della stazione, quello è un passaggio fondamentale per la riqualificazione urbana del centro città, ed ovviamente senza una operazione che ovviamente deve prevedere consumo di suolo non si potrà mai realizzare, ma l'utilizzo di altre superfici compensa la liberazione di quelle esitenti. TUtte le aree che hai individuato sono da studiare, molte di queste sono già state analizzate, per alcune c'è già un piano ma le altre non ho ancora avuto modo di sviluppare un piano di azione, sfortunatamente mi mancava la delega specifica, ma il futuro riserva sempre qualcosa di buono.... PS la tua ipotesi per la caserma Saracini non la condivido per nulla, ma non possiamo mica essere sempre d'accordo ;-)

 
Alle 2 novembre 2012 alle ore 11:50 , Anonymous Anonimo ha detto...

Secondo me, come al solito, vale la pena capire le ragioni dell'altro e dare anche interpretazioni corrette e non pregiudiziali. Posto che sono figlio di un ex geometra in pensione dell'api, che mio fratello e' ingegnere meccanico in Angola, che ho respirato tali problematiche chiamiamole tecniche e che essendo il ribelle di casa non a caso forse ora sono medico veterinario, ma comunque molto sensibile ed aperto alle istanze che ponete. Posto che come cittadino qualunque, dotato di "una" intelligenza magari non la migliore, come tanti altri cittadini sono disposto a discutere su de localizzazioni che comportano consumo di territorio al fine di liberarne altro per migliorare funzionalmente ed architettonicamente la nostra cittadina. Che in questo quadro sono , d'ora in avanti, disposto ad accettare solo che ogni nuovo riempimento di spazio risponda ad "una logica", ad un "piano globale per Falconara" e non ad una politica di "rattoppa mento occasionale" per rispondere ad un problema o peggio per "inveterata voglia di speculazione edilizia". E che proprio se non c'e un piano chiaro globale cittadino, si' e' vero meglio non muovere una virgola (primo non ledere). Se un parcheggio multi piano al parco Kennedy che avrebbe buttato giu' alberi ed occupato volumetria oltreche' superficie, delle cui caratteristiche di progetto sembrarono non essere a conoscenza nemmeno gli amministratori e tecnici di questa giunta (scusami Matteo ma l'impressione e' stata questa) e che la cui idea periodicamente si ripropone per rispondere ad esigenze false e pregiudizievoli ( la richiesta di parcheggi per chi e per cosa), il cui progetto e' stato solo congelato, ma non eliminato, beh se questa problematica si ponesse di nuovo personalmente rimettero' l'elmetto e tornero' in trincea.(segue)

 
Alle 2 novembre 2012 alle ore 12:09 , Anonymous Anonimo ha detto...

E non me ne potra' importare di meno se verro' richiamato all'ordine per aver portato solidarieta' al comitato di via Friuli che presentava le stesse istanze e di essere accusato di avere amici di sinistra. Si ho amici di sinistra e allora? In trincea per una causa giusta ci vado con chiunque. La cementifici zigome del territorio falconarese non e' un problema banale. Essa e' stata colpa grave di giunte di centrosinistra mascherata e occultata da altri problemi (vedasi api e patologie correlate), tant'e che proprio queste forze politiche, dotate evidentemente di scarsa fantasia, ora sfruttano come slogan idee che sono state messe sul piatto da vostri elettori. E questa giunta eletta fortuitamente e solo grazie sll'astensione dell'avversario, dopo il disastro Carletti e commissaria mento, invece che illuminarsi, avendo fatto bene spero il resto, ha dato l 'idea di voler perseverare sulla stessa strada. Di fronte a tutto questo lo slogan e' stato pensato a tavolino e voluto ed ha fatto breccia nel sentimento comune. Di cio' il lato positivo e' che ora si mostra l'esigenza di un piano globale, di ripensare ad un progetto Falconara, si torna a discutere su questo. Perche' la gente e' diffusamente sensibilizzata. Di questo ne ho avuti numerosissimi riscontri. Prima di parco Kennedy tutto era sotterrato, non visto, non sentito, non percepito. Nell'immaginario comune non era entrata l'idea dell'esistenza di spazi perche' essa galleggiava solo a livello inconscio. Ora tutto si gioca sulla capacita' di comunicare, sulla presa di coscienza di cio', che senza distinzioni, i cittadini chiedono. E i cittadini chiedono un progetto, un'idea precisa del loro futuro. E vogliono poter verificare che cio' che si fa rientri nel progetto, non se ne discosti. Il mio messaggio e' che bisogna fare i conti con gli umori della gente perche' se se ne disinteressa prima o poi essi esplodono. Capisco le vostre motivazioni riguardo i facili slogan ma vi chiedo di comprendere perché essi sono venuti fuori. P.s. A proposito cosa mi dite di quel palazzine realizzato all'ingresso di falconara in via baldelli?

 
Alle 2 novembre 2012 alle ore 21:33 , Anonymous Anonimo ha detto...

Ho piacere che la discussione si animi, anche se si colora di accenti polemici, ed anzi invito altri, che leggono a farsi avanti e dire la propria opinione. Soltanto vi chiedo, se siete d'accordo, di cercare di "stare nel pezzo". In altri termini di concentrare la propria attenzione sull'argomento proposto. Questo per cercare di essere più efficaci e costruttivi, nella ricerca di soluzioni concrete da perseguire. Va benissimo,in questo senso, non essere d'accordo con le proposte da me avanzate in questo blog - come ad esempio quella per la ex caserma saracini - ma sarebbe ancora meglio riuscire a dire perchè non si è d'accordo e soprattutto avanzare proposte alternative.
Non siamo qui chiamati a stabilire chi a ragione, ma a discutere in maniera aperta delle possibili soluzioni, e più ce ne sono meglio è. Sulle sintesi potremmo lavorare insieme.
Un plauso comunque a chi partecipa.
Carlo

 
Alle 3 novembre 2012 alle ore 21:47 , Anonymous lucio ha detto...

sulla caserma, avevamo avanzato nel 2008, un progetto depositato per adibire il sito riuscendo ad avere i dovuti permessi, a centro di raccolta rifiuti. ancora oggi siamo dello stesso parere perchè non riusciamo ad intravedere in questa drammatica situazione finanziaria altra strada per riuscire ad avere entrate aggiuntive. per quanto riguarda la riqualificazione del territorio, scusate ma parto sempre dal presupposto che bisogna fare sempre un passo inferiore alla gamba per non trovarsi in difficoltà e comunque sognare ogni tanto fa credere in un futuro migliore saluti a tutti lucio

 

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