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sabato 15 dicembre 2012

Sosta per la città o città per la sosta?

La questione parcheggi ritorna sempre alla ribalta con l'avvicinarsi delle elezioni. Accanto al tema della sicurezza è sicuramente il più gettonato nei comizi politici. Sicurezza e Parcheggi, sembra che i cittadini non vogliano altro. E allora la politica rosponde mettendo sul piatto della bilancia il peso dei numeri: numero di vigili, poliziotti, telecamere da mettere in campo e numero di posti auto, possibilmente concentrati in opere grandi e ben visibili.
Tutto questo ha forse senso in una campagna pre elettorale che si rivolge - oggi più che mai - al popolo bue. Tutto questo non ha alcun senso se si vuole affrontare il problema della sosta che, come tale, non è che una componente del problema generale della mobilità.
La sosta infatti non è una funzione, ma una condizione che permette lo svolgimento di una funzione: fare acquisti, lavorare, frequentare servizi e luoghi pubblici, andare a scuola, etc...
La prima cosa che la mobilità deve fare, la prima preoccupazione che si deve porre, è quella di non interferire con lo svolgimento della funzione a cui serve. 
Se quindi mi accorgo che l'esercizio della funzione che devo svolgere nella città è intralciato dal traffico e dal modo di fruire del  parcheggio allora c'è qualcosa che non va. E' come se usassi un coltello dalla parte sbagliata non riuscendo a tagliare in modo adeguato le fette del salame.
Non servono quindi megacontenitori di auto da collocare magari nelle zone centrali e importanti della città, ciò che serve è concepire un sistema della mobilità che contempli spazi adeguati alla sosta "fuori dai luoghi della funzionalità urbana" ma verso i quali si possa accedere facilmente.

Se guardiamo a Falconara vediamo che i luoghi di attrazione di funzioni urbane sono il centro città e la zona dei centri commerciali. Potremmo ipotizzare una linea di trasporto pubblico veloce (bus navetta) che colleghi queste due zone facilitando lo spostamento senza auto. Disegnando il percorso del nuovo bus ci accorgeremmo che lungo quel percorso si collocano gli spazi già disponibili - o potenzialmente disponibili - per organizzare delle aree di sosta di medie-grandi dimensioni.



Alcune di queste, come l'area della stazione metropolitana dello Stadio di prossima realizzazione, hanno la natura di parcheggi-scambiatore, altre, come l'area ex angelini vicino allo svincolo della superstrada, potrebbero ospitare rimessaggi a più lungo periodo di permanenza, anche al coperto, come ad esempio il parcheggio camper.
 
La sosta quindi trova spazi adeguati al tempo di permanenza. Più lontani, estesi ed attrezzati, per le medie e lunghe permanenze, più vicini, piccoli ed essenziali per la sosta breve. Meno costosi o gratuiti i primi, più onerosi i secondi.
 Al centro esistono già spazi disponibili, come i parcheggi sotto la chiesa di S.Antonio ed altri potrebbero essere individuati, basti pensare al possibile ridisegno della piazzetta e dei giardini di S.Francesco, all'acquisizione del supergarage ed al ridisegno dell'antistante spazio al'aperto.

La messa a disposizione da parte delle ferrovie dell'area a nord della stazione, da estendere fino a comprendere l'area del distributore carburanti, potrebbe essere l'occasione di realizzare un parcheggio a raso alberato, del tipo di quello esistente a sud della stazione di Senigallia. Un pacheggio agile a servizio della stazione ed un'occasione di riqualificazione ambientale di una zona particolarmente soggetta al problema delle polveri.

Interventi a basso costo, fattibili, che non impegnano l'amministrazione in complessi accordi con soggetti privati. Che soprattutto non mettono nelle mani dei privati la gestione dei parchimetri per 25 anni determinando una condizione per la quale quello dei parcheggi dovrà restare un "problema", una situazione rispetto alla quale si dovrà mantenere un disagio per essere quindi disposti a pagare per usufruire del prezioso posto auto.
Continiamo a non capire...... si continua a confondere il servizio pubblico con un'occasione di profitto. Chi ci rimette poi è sempre il cittadino ed è difficile credere che gli amministratori seplicemente non si accorgano di questo paradosso...
In queste cose, non nei proclami o nei programmi elettorali, si misura la vecchia e la nuova politica, la politica fatta dalla gente per bene a favore del popolo o quella fatta dai furbetti a favore degli amici.

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